Newsletter VED: Proiezione del film LE STANZE APERTE - Incontro- lezione con gli autori FRANCESCO GIORDANO e GIULIANA DEL POZZO - Laboratorio di Produzioni audiovisive teatrali e cinematografiche Università degli Studi di Napoli le - Docente L'OrientaProf. FRANCESCO GIORDANO

L’ultimo appuntamento del ciclo 2°semestre 2018 - Altre Attività - LABORATORIO DI PRODUZIONI AUDIOVISIVE, TEATRALI E CINEMATOGRAFICHE dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” – docente prof. Francesco Giordano  - ha visto ancora una volta la partecipazione attiva degli studenti alla visione del film “LE STANZE APERTE”, realizzato dall’Associazione culturale VED in partenariato con il Ministero di Giustizia.

La proiezione è inserita nel percorso laboratoriale sullo studio delle produzioni indipendenti allo scopo di presentare un film non convenzionale che coraggiosamente, dal punto di vista del linguaggio filmico e dei contenuti, diventa oggetto di studio e ricerca sperimentale di una nuova espressione docufilmica, che tenta la strada del documentario alternativo, coniugando singolari abilità registiche con sapienti interventi di post-produzione e vita reale.

 

Il film, anche da quanto è emerso dagli interventi degli ospiti e del pubblico, rappresenta il possibile percorso sperimentale di un cinema che contemporaneamente documenta e racconta, strutturando la storia su un doppio piano narrativo, reale e sceneggiato. Esso nasce infatti da un’idea progettata durante il laboratorio arti visive all’interno dell’O.P.G. di Secondigliano nell’ambito del quale gli autori hanno ascoltato storie e maturato un soggetto che gli sceneggiatori hanno inserito in una trama assolutamente “flessibile” che si può utilizzare solo quando c’è un’intesa perfetta tra chi scrive, chi riprende e chi dirige il film affinchè il suo senso sia sempre confermato. 

 

Servirsi di ciò che nasce da un vissuto pur avendo programmato a tavolino uno storyboard e renderlo efficace con una regia di post-produzione ha caratterizzato le riprese di una serie di scene, alle quali gli internati hanno partecipato come attori o troupe in campo: hanno letto Alda Merini ed hanno impersonato “se stessi” con tutta la voglia di libertà e di giustizia maturate dentro di loro. Gli autori sono riusciti a raccontare attraverso “silenzi assordanti” e “oscurità luminose”, famiglie mute e impassibili di fronte al rientro a casa o mura scalcinate di luoghi abbandonati ma pur capaci di rappresentare l’unica casa possibile, della quale, dopo tantissimo tempo, si conserva ancora la chiave

 

L’uso di musiche sinfoniche classiche assume un aspetto onirico e la presenza di un attore che ha messo in scena una “parte” scritta per lui e da lui interpretata secondo gli schemi del cinema classico si armonizza in tal modo con le storie documentate ed i loro protagonisti, lanciando un nuovo modo di produrre un docufilm, proposta che con competenze tecniche, abilità creative e generi funzionali spinge ad affrontare percorsi sperimentali di un cinema contemporaneo per raccontare storie che fanno riflettere.

 

Dal Laboratorio è partita questa che insieme non solo è una proposta ma anche una sfida.

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